Camera buia. Camera oscura. Questa è la mia stanza. Il dentro, il fuori, il tutto. Camera buia come luogo dell’anima, camera oscura come luogo dove le visioni trovano la luce e diventano immagine, forma visibile, materia. Qui io mi sento a casa. E da qui io parto. Viaggiare non per arrivare, ma viaggiare solo per viaggiare, magari per non arrivare mai. 

 La fotografia, la mia fotografia, è realtà come registrazione di una storia invisibile, di un racconto privato, mappa segreta del sentire. E’ metafora di un cammino, il principio di una nuova percezione, di una trasformazione del vedere, in fondo, una confessione.  Forse è vero: il cambiamento accade quando iniziamo ad essere quello che siamo e non quando si tenta di essere ciò che non siamo. Per me è stato così. Ora lo so.

 E’ solo questione di sguardi, di prospettive: cosa nascondono una piramide, un’autostrada, un ghiacciaio? Semplicemente tracce di incontri, memorie di stupori, lacerazioni, speranze: la sincerità della mia esistenza. La trasformazione del mio vivere, sorgente del vedere. Il mio sguardo appartiene all’infanzia e alla notte: il mio vedere è inventare ciò che non esiste.  Ma proprio per questo il mio vedere è verità.

 Brigitte Niedermair