La mostra presenta l'opera di 4 artisti dell'ultima generazione, provenienti da diversi paesi europei, accomunati dalla riflessione sul tema della forma scultorea e del suo rapporto con lo spazio, con l'immagine e con la quotidianità.
Pur nelle differenti modalità espressive, Francesco Candeloro, Marco Di Giovanni, Philip Hausmeier e Vincent Lamouroux prendono spunto per le loro installazioni dall'esperienza della quotidianità, indagando i meccanismi della visione e le regole della geometria, per forzarle sino al punto da trasformare gli elementi della realtà in forme e visioni pressoché astratte.
Nell'opera di questi quattro artisti è sempre nascosto un mistero, la riconoscibilità dei processi di costruzione dell'immagine e delle origini stesse della forma viene continuamente differita, coinvolgendo lo spettatore in un gioco che è insieme visivo e mentale, ricco di rimandi tanto alla realtà quanto alla recente tradizione scultorea.
Il rigore geometrico e ottico delle installazioni di questi artisti diviene dunque il punto di partenza per una totale reinvenzione degli spazi e delle cose, per una remise en question delle abitudini percettive dello spettatore: il risultato è una mostra che modifica i volumi e le superfici stesse della galleria, trasformandola in un sorprendente luogo di enigmi e rivelazioni.
Fondamentale nella concezione di queste opere è – insieme alla riflessione sullo spazio reale e virtuale – la dimensione temporale, poiché solo attraverso una visione prolungata emergono una serie di elementi a prima vista inafferrabili, o inesplicabili: in questo senso l'opera di Candeloro, Di Giovanni, Hausmeier e Lamouroux si pone anche come una sorta di resistenza nei confronti della rapidità e della superficialità che caratterizza i modi del vedere nella contemporaneità, e invita a un'ulteriore riflessione sulle ragioni stesse del fare arte oggi. Ciò non avviene attraverso una presa di posizione ideologica, ma attraverso una leggerezza, un'estrema sinteticità formale e concettuale, che testimonia la lucidità di questi percorsi, venati non casualmente di ironia e spirito ludico.
Marco di Giovanni presenterà una performance dal titolo “Biquo” in cui tenterà di essere in due luoghi contemporaneamente, di sdoppiarsi per diventare immagine, creando un cortocircuito interattivo tra la realtà e la sua proiezione: per una volta video e realtà coincideranno: illusione reale contro realtà virtuale.
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