sleeping beauty


dal 17.11.2005 al 21.01.2006

opere
testo

opere di:
Maria Friberg

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I lavori fotografici di Maria Friberg esposti in occasione della sua seconda personale alla galleria Galica s’impongono immediatamente per bellezza e lirismo, ma, contemporaneamente, in virtù della loro bizzarria, creano un notevole senso di spaesamento.
Nella nuova serie di fotografie di Maria Friberg, che s’intitola in maniera emblematica still lives, la bellezza è il primo veicolo di lettura, ciò che ci porta direttamente all’interno dell’opera senza porci alcuna domanda; solo dopo un certo tempo percepiamo il disagio e l’ambiguità che sottendono all’apparente perfezione e che sovvertono i nostri codici interpretativi.
L’attenzione dell’artista si è spostata dall’osservazione dell’universo maschile e dei suoi codici ad una singolare indagine sul concetto di identità. In queste fotografie, Maria Friberg mette sullo stesso piano persone e cose, uomini e donne e si rifà, ovviamente anche in senso ironico, all’estetica tradizionale della "natura morta".
In Still lives n.3 Maria Friberg fotografa una parete invasa di libri antichi, impilati ordinatamente uno sopra l’altro; nel centro un corpo adagiato tra i libri, con il viso rivolto verso la parete; l’uomo sembra dormire comodamente, totalmente a suo agio, come se quello fosse da sempre il suo posto. Soltanto l’onda leggera che i libri formano intorno al perimetro del suo corpo infrange l’ordine della visione.
Come afferma Cecilia Casorati nel suo testo che accompagna una recente pubblicazione su Maria Friberg “L’atmosfera è calma, quasi mistica, nondimeno quell’inconsueta e paradossale equivalenza tra oggetti e corpi, rivela in maniera persistente e un po’ inquietante un’instabilità e una frammentazione che sono metafora della condizione culturale del mondo occidentale. Uno dei problemi più evidenti della nostra società è quella di identificarsi nella percezione che gli altri hanno di noi; da qui il tentativo di trovare nuovi percorsi di costruzione della propria individualità, che non accettano di riconoscersi nell’immagine costruita da altri.
Mostrando l’aspetto superficiale di tale costruzione ed enfatizzandone le caratteristiche apparenti, Maria Friberg mette in luce e irride l’artificiosità e il vuoto delle norme e dei codici che regolano la società.”

























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boys are us, 2004
c-print, cm 300x400
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